Venerdì 13 aprile CGIL CISL UIL hanno indetto una manifestazione unitaria per chiedere modifiche alla recente riforma delle pensioni. Ci sarò. Immagino insieme a tanti iscritti ed elettori del PD.
Nella riforma, insieme ad altre inutili asprezze, c’è un buco nero: centinaia di migliaia di lavoratori (forse 350.000), ora in mobilità, rischiano, nei prossimi anni, di non avere né pensione, né lavoro, né ammortizzatori sociali.
Esclusivamente a causa della riforma e della sua assenza totale di gradualità.
Sono stati stipulati accordi collettivi o individuali che, con le vecchie norme, garantivano l’accesso alla pensione. Con un tratto di penna la riforma glielo impedisce. Non è accettabile.
I “tecnici” del PD e del sindacato, gente che se ne intende, avevano avvertito il governo. Emendamenti che sanavano la situazione non sono stati accolti. C’è la promessa di un decreto entro giugno. E’ bene che il paese e i lavoratori si facciano sentire affinché la soluzione sia equa e rigorosa. Non pasticciata.
C’è dell’altro. Il combinato disposto della riforma Sacconi e della riforma Fornero sta provocando un’altra ingiustizia. Migliaia di lavoratori rischiano di pagare cifre astronomiche per la ricongiunzione di contributi per attività lavorative svolte con gestioni pensionistiche diverse, a parità di valore dei contributi versati. Non è accettabile.
Questi fatti sono le dirette conseguenze di norme confuse e pericolose, foriere di disagio e iniquità sociali. La norma sull’art. 18 è della stessa tipologia. Confusa, pericolosa e, inoltre, incostituzionale. Non può che essere cambiata. Il PD sta facendo la sua parte
in modo giusto e equilibrato. Sarebbe saggio che Monti ascoltasse quel paese che secondo lui non capirebbe il senso delle riforme.
L’ultima motivazione del premier, a supporto della norma, è che in Italia non si assume perché non si può licenziare. Non è vero, ma se fosse vero non è accettabile.
Paolo Pagani
Responsabile Lavoro PD Brescia

Credo che nessuno di coloro che si riconoscono nell’area politica del centrosinistra possa non condividere le affermazioni che riguardano la centralità del lavoro e della difesa dei diritti sociali ed economici, che troviamo ampiamente richiamate in molti degli interventi raccolti nel volume (oltre che nella bellissima relazione di Rodotà). Su questo tema, il problema centrale è indubbiamente – come ci ricorda Barbara Pollastrini nella sua introduzione – quello di affrontare la difficile articolazione del nesso tra crescita economica e diritti.